22/02/13

GIORNO 122: the end

La mia giornata di ieri si riconduce alla mia giornata lavorativa.

Al mattino ero troppo morta per svegliarmi prima delle undici e mezzo, cambiarmi di fretta e andare direttamente al lavoro.

Finito di lavorare ero troppo morta per andare a fare spesa per avere qualcosa da colazione quindi credo che anche domani sarà la stessa storia.

All' andata ero troppo morta per leggere il libro di David sul karma o per leggere il giornale o per scrivere sulla mia agenda e quindi ho solo ascoltato la musica.

Durante il ritorno ho mangiato le fragole che erano avanzate al lavoro (e non butto via le fragole per carità) e mi sono fatta un pò di viaggi mentali.

Mi è tornata in mente una conversazione che ho avuto con mio padre giorni fa.

I temi principali erano il tempo che passa, i cambiamenti e in generale il rapporto causa effetto di tutte le nostre scelte dalle più stupide alle più importanti.

E la conclusione di tutto era che a Londra esiste la fine.

La fine di tutto.

Il punto a capo e si ricomincia da zero.

Invece in una città piccola le cose non finiscono mai, le cose si trascinano.

Si trascinano a quando non si è davvero troppo stanchi, troppo pigri, troppo esasperati perchè esse finiscano da sole...

In una città piccola la gente parla e parlerà sempre, o almeno finchè non si avrà qualcos' altro di più ecclatante di cui parlare.

A volte anche Londra può risultare esasperante per il motivo opposto.

Nessuno ti conosce e quindi nessuno conosci e quindi sei da solo.

A volte muori di solitudine, altre di malinconia, ma una cosa è certa, a Londra quando vuoi mettere la parola fine a qualcosa lo fai.

Ed è finita per davvero.

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