26/02/13

GIORNO 126: Election day

Il mio blog si chiama 'Diario di un' italiana a Londra'.

E per centoventicinque giorni ho parlato solo di Londra.

Lasciatemi parlare per un giorno di quello che è successo in Italia, del resto sono sempre un' italiana a Londra.

(Vi assicuro che qui invece oggi non è successo niente di particolarmente assurdo)

O meglio, quello che è successo lo sanno tutti.

E sicuramente quelli che leggono il mio blog dall' Italia anche meglio di me.

In questo momento sono felice di non avere la televisione e di non dovermi subire ore e ore di politici corrotti con le loro facce sporche che fanno le loro interviste post elezioni.

Prima di tutto devo ammettere che io questa campagna elettorale non l' ho seguita affatto.

Non per scelta e non per ignoranza o prigrizia ma purtroppo mi è mancato il tempo.

In queste ultime settimane avevo problemi più importanti da risolvere come non morire di fame e non dormire sotto un ponte per cui ho davvero tralasciato il discorso elezioni.

Probabilmente anche perchè tanto sapevo che non avrei potuto votare.

(Con la mia suprema intelligenza sono partita con la convinzione che mi bastava avere con me la tessera elettorale per votare anche dal Burundi, invece dovevo iscrivermi all' AIRE entro il 31 dicembre e con il culo che solo io posso avere l' ho scoperto a gennaio).

Con tanta tristezza ho passato quello che sarebbe stato il primo voto della mia vita.

Mi ricordo ancora quando andavo a votare con i miei genitori da piccola e volevo sempre sapere per chi votavano.

Non tanto perchè volevo diventare una di quelle persone che qualsiasi cosa succeda seguiranno sempre quello che dicono i propri genitori.

Ma sapere chi votavano mi faceva sentire un pò più grande, come se quei 'discorsi da grandi' fossero anche i miei, per un momento.

E adesso, adesso che sono 'grande' sono così confusa.

Perchè? Perchè Italia vuoi il tuo male?

Non so se sono arrabbiata, se sono delusa, se sono triste o forse se ho solo paura.

Non sono più i politici a farmi schifo, sono le persone.

Perchè non è Berlusconi a fare paura, sono le persone che lo votano, le persone che si sentono rappresentate da lui.

Con che coraggio torno in Italia?

Io che vivo in un paese dove a diciannove anni ho firmato un contratto a tempo indeterminato con possibilità di crescita, in un paese dove i treni passano ogni due minuti, dove il governo mi paga l' università e magari anche una casa, se davvero ne ho bisogno.

In un paese dove le tasse sono alte, ma le pagano tutti e sono fieri di pagarle.

Con che coraggio me ne vado?

A volte non vorrei essere nata in Italia.

Perchè ovvio il miocuore è lì, la mia famiglia, i miei amici di sempre sono lì ed è normale che abbia voglai di tornare a 'casa'.

Ma la casa che mi aspetta non è accogliente, non è duratura, non è aperta.

La casa che mi aspetta non promette niente ai giovani e a quanto pare nemmeno ai vecchi.

La casa che mi aspetta è una gabbia di matti dove i comici fanno i politici e i politici fanno i comici.

La casa che mi aspetta è così assurda che i siciliani votano il partito che vorrebbe che la Sicilia non fosse Italia.

La casa che mi aspetta è una casa vecchia, noiosa e sempre uguale.

E' una casa in cui non basta sbagliare una volta per capire le cose, ma nemmeno due o tre.

Mi piacerebbe davvero girare per Londra e dire fieramente 'sono italiana'.

E invece no.

Non mi sono mai vergognata di più che affermandolo il 25 febbraio.

Il 25 febbraio gli italiani hanno scritto una pessima pagina della storia del nostro paese.

Io sono emigrata (probabilmente non per sempre) ed è un' esperienza che consiglio a chiunque.

Non esiste niente di meglio che guardare al di fuori di sè stessi e delle proprie abitudini per scoprire i propri difetti.

Emigrare però non può essere una risoluzione di massa.

Non sono nè la patriottica nè quella che se ne frega.

Sono solo una dei tanti giovani che sta vedendo il proprio paese crollare sotto i suoi piedi e non ha altra alternativa che scappare.

 

Grazie Giorgio Gaber per queste cinque strofe di verità.


NO POPE 
NO GOVERNMENT 
NO POLICE CHIEF 
ENGLAND, WHO IS PUNK NOW?

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