20/03/13

GIORNO 147: the day after


Ci sono giorni in cui a lavorare ci si va più volentieri di altri.

Ma questa è una cosa che capita a tutti direi.

Il giorno in cui c'è il collega simpatico, il giorno in cui sai che ci sarà un casino assurdo.

Ieri credo sia stato il giorno in cui ci sono andata meno volentieri in assoluto.

Lasciare David a casa da solo in compagnia dei suoi problemi gastrici mi è pesato un sacco.

Ma dopo dieci ore quando sono tornata a casa era ancora lì dove l' avevo lasciato.

La novità è che Emma era tornata dall' Italia.

Nonostante sia la mia compagna di stanza non avevo idea di quando tornasse.

Con la memoria non ce la posso fare.

Meno male che a lavorare faccio sempre gli stessi orari sennò ogni giorno arriverei nel momento sbagliato.

In ogni modo David che mentre uscivo mi aveva chiesto una cicca per il ritorno, quando sono tornata a casa era ancora lì con le sue cicche in tasca.

Alla fine abbiamo dormito tutti e tre assieme.

Morale di tutta questa esperienza?

Mi attacco sempre un sacco alle persone.

Da stare male quando stanno male e da stare bene quando stanno bene.

Ma del resto o le cose si fanno fino in fondo o non si fanno proprio.

Io sono per ora e non per domani, sono per un si o per un no, mai per un forse, sono per nero o bianco, non per tutte le sfumature di grigio che ci sono in mezzo.

Lo sono sempre stata e cercherò con tutte le forze di non farmi cambiare, da nessuna esperienza che la vita mi arriverà a proporre.



Le bottiglie di vino di fianco al letto rendono l' idea del disagio in cui versano le nostre vite.



La carta igienica sempre presente, lì, vigile sulle nostre vite.

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