22/05/13

GIORNO 210: too polite

Dopo un po' che ci vivi ci fai l' orecchio e ti viene automatico, ma all' inizio è traumtico.


Di cosa sto parlando?


Dell' estrema educazione degli inglesi.


Con educazione intendo tutta quelle serie di buone maniere che si usano avere nel rapportarsi con gli altri, soprattutto se sconosciuti.


Un esempio su tutti: l' ordine al Mc Donald's.


Un qualunque straniero che vive a Londra direbbe: 'Can I have a big mac?'


Un inglese direbbe: 'Can I PLEASE have a big mac?'


Un italiano direbbe: 'Big mac'.


(se proprio è in forma 'I want a big mac')


Il please è un must, ce lo ficchi ovunque.


Prima del verbo, dopo il soggetto, alla fine, all' inizio, senza please non vale.


Poi non parliamo del 'sorry'.


In Italia ti scusi quando c'è una ragione seria per farlo qui è un continuo.


Dopo un po' finisci per sentirti in colpa per qualsiasi cavolata che fai solo perchè hai detto sorry.


Insomma anche il sorry ce lo metti sempre e non sbagli mai.


E poi a un sorry si risponde ancora sorry e quindi è una cosa che non finisce mai...


Poi non parliamo dell' infinita serie di parole che usano per comunicare che apprezzano.


Lovely!
Brilliant!
Fantastic!
Great!
Wonderful!


E possiamo andare avanti fino a domani...


Ma la cosa che più di tutto non capisco e mai capirò è il 'Ciao! Come stai?'


In Italia al tuo amico, a tua madre o a tuo cugino gli chiedi come sta non al tipo che ti sta vendendo un panino.


Qui è normalissimo!


'Ciao! Come va? Bene?'


E lui ovviamente ti risponde 'Bene e tu?'


E io?


Come vuoi che stia? Sto facendo un cappuccino cacchio!!


Alla fine non è niente di fastidioso, non mi mangiano, però fa strano ecco.


E dopo tutta questa premessa il mio interrogativo è e rimane uno solo.


Cosa c'è di vero sotto sotto?


Alla fine cosa gliene frega di come stai?


Noi italiani siamo più concreti, onesti, andiamo subito al sodo.


Poche smancerie false e inutili, pochi sorrisoni forzati e su questo devo ammettere che ci preferisco.


Definitely.

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